Archive for the Dermatologia Category

Un mollusco fastidioso… quello contagioso!

Posted in Dermatologia with tags , , on 3 settembre 2009 by atlantemedicina

Il mollusco contagioso (molluscum contagiosum, dal latino “molluscus”, ovvero “morbido”) è un’infezione epidermica provocata da un virus della classe dei Poxvirus (la stessa del virus del vaiolo) e caratterizzata dalla comparsa di piccoli noduli sulla cute e sulle mucose. Il virus del mollusco contagioso (MCV) si trasmette per contatto diretto o indiretto (scambio di asciugamani e attrezzature sportive) e si replica nel citoplasma delle cellule epidermiche producendo inclusioni citoplasmatiche e rigonfiamento cellulare. Tale virosi è più frequente nei pazienti affetti da dermatite atopica (in tutti i soggetti affetti da malattie dermatologiche o alterazioni della barriera cutanea il mollusco può diffondersi più facilmente) o da una qualunque forma di immunodeficienza e la sua severità è inversamente proporzionale al numero di linfociti TCD4 (di conseguenza, negli immunocompromessi le lesioni possono essere molto numerose, più persistenti e più grandi). Il mollusco contagioso è più diffuso nei paesi tropicali (soprattutto Asia e Africa) e la sua diffusione è favorita dall’umidità e dalla scarsa igiene. Ha una distribuzione bimodale, in quanto colpsice preferibilmente i bambini nella prima infanzia e poi gli adolescenti e i giovani adulti tra i 15 e i 29 anni, quando la diffusione avviene per lo più per via sessuale.

Mollusco contagioso (nostro repertorio)

Mollusco contagioso (nostro repertorio)

L’incubazione dura dai 14 ai 50 giorni, dopo i quali compaiono alcune papule emisferiche cupoliformi di colore rosa (microcantoma di diamentro di 2-5 mm) che poi danno vita a noduli (acantoma), che possono essere caratterizzati da una ombelicatura centrale (ovvero una piccola depressione centrale) e che sono duri, di colore grigiastro e con superficie liscia e traslucida. Alla spremitura del nodulo si può notare la fuoriuscita di una masserella tonda e biancastra detta “corpo del mollusco”, costituita da sostanze grasse e cellule epidermiche infette. Le lesioni possono comparire in qualsiasi parte del corpo tranne che sulla pianta dei piedi e sul palmo delle mani e di solito variano in numero dalla ventina al centinaio, manifestandosi in gruppo o disseminate sulla cute e talora sulle superfici mucose (per esempio sulla congiuntiva o nel cavo orale); talora possono confluire a formare e ogni singola lesione può ingrandirsi nel corso dei mesi fino ad assumere un diametro di 5-10 mm per poi regredire spontaneamente nel giro di alcuni mesi o anni. La malattia è asintomatica, sebbene qualche paziente manifesti prurito.

La diagnosi è clinica e può essere confortata dall’esame istologico che mostra al microscopio elettronico le tipiche inclusioni citoplasmatiche di origine virale. Sebbene si tratti di una malattia autolimitante, la terapia può essere utile per prevenire l’autoinoculazione o la trasmissione (è comunque fondamentale evitare il grattamento e il passaggio degli oggetti di uso quotidiano!). Se i noduli sono pochi si possono asportare (curettage) in anestesia locale (anche mediante creme anestetiche a base di lidocaina), oppure si possono trattare mediante crioterapia (congelamento con azoto liquido). Se i noduli sono diffusi si può tentare il trattamento locale con toccature con acidi oppure con cheratolitici a base di acido salicilico (vaselina salicilica al 5%, per esempio) o antivirali (imiquimod, 3 volte a settimana per 1-3 mesi).

Follicolite e strofulo

Posted in Dermatologia with tags , , , , on 19 agosto 2009 by atlantemedicina

La FOLLICOLITE è una infiammazione dei follicoli piliferi: la follicolite deriva da un insulto del follicolo, per lo più dovuto alla rasatura, all’attrito dei vestiti o a punture d’insetto, a cui si sovrappone una infezione da germi Gram +, per lo più Staphylococcus aureus.

Il follicolo infetto si presenta eritematoso (lesione di 2-5 mm di diametro) con una pallina di pus in superficie, che può evolvere in una crosta giallastra. Di solito l’infezione coinvolge più follicoli e il paziente presenta prurito; se l’infezione è profonda può essere presente dolore. La follicolite può interessare qulasiasi zona del corpo (tranne le superfici prive di follicoli piliferi, quali palmi delle mani, piante dei piedi, mucose), ma interessa più frequentemente il viso (nei maschi, per la rasatura della barba), il cuoio capelluto, la metà superiore del tronco (spalle, solco inframammario, ascelle), natiche e cosce,  inguine.

E’ più frequente nei soggetti affetti da diabete, dermatite o obesità, nei soggetti sottoposti a trattementi steroidei locali, negli immunocompromessi, nei bambini che portano abiti stretti, negli atleti, ma soprattutto… nei posti con clima caldo umido.

La follicolite stafilococcica è molto contagiosa e si diffonde mediante il contatto diretto o scambiando i rasoi, gli asciugamani, i vestiti o attrezzatura sportiva. In corso di follicolite è necessario utilizzare i rasoi elettrici, che non tagliano i peli così vicino all’ostio del follicolo come quelli a lama. Per prevenire la follicolite è necessario utilizzare abiti comodi, lavare gli abiti dopo ogni utilizzo sportivo, la disinfezione degli attrezzi sportivi, non scambiarsi rasoi e asciugamani, mantenere una igiene corretta e la cute integra.

Il trattamento si basa sull’impiego di antisettici locali (Amuchina diluita o simili) e pomate antibiotiche da applicare almeno 2-3 volte al giorno fino alla risoluzione del quadro. In caso di scarsa risposta o di follicolite profonda si può associare un trattamento antibiotico a largo spettro per bocca.

Follicolite (tratto da: www.dermnet.com)

Follicolite (tratto da: http://www.dermnet.com)

Vi ricordo che la follicolite non è ACNE. L’acne è un’entità ben diversa, che interessa le ghiandole sebacee (il follicolo è ripieno di sebo, che è iperprodotto, e di cellule desquamate). Visivamente le due entità sono simili, ma le sedi sono diverse, senza contare il fatto che la follicolite colpisce soggetti di qualsiasi età e di solito dura solo qualche giorno o settimana, mentre l’acne colpisce soprattutto gli adolescenti e dura per anni. Nell’acne, inoltre, gli elementi caratteristici sono i comedoni (i punti neri). La follicolite non è neppure IMPETIGINE, che è una infezione batterica della cute, caratterizzata da vescicole a contenuto chiaro che poi si rompono dando vita a croste giallastre (vedi: http://www.dermacaputo.it/Patologie/Impetigine.html).

Per finire, esistono alcune forme particolari di follicolite:

– La Follicolitis barbae, che è un altro nome per indicare la follicolite della zona della barba, dovuta alla rasatura;
– La Pseudofollicolitis barbae, ovvero i peli incarniti (quei peli che continuano a crescere all’interno della cute, provocando un’infiammazione che non è di origine batterica, ma solo irritativa);
– La Sicosi barbae è una follicolite profonda dell’area della barba, che può lasciare cicatrici;
– La Follicolite eosinofila, tipica degli immunodeficienti.

Per approfondire la follicolite e per vederne alcune immagini cliccate qui: http://www.healthhype.com/folliculitis-pictures.html

——————————————————————————————————-

Con STROFULO si intende una particolare forma di orticaria (orticaria papulosa), caratterizzata da papule molto pruriginose, eritematose, che talora presentano una vescicola sulla loro sommità e che si presentano in gettate successive per circa 1-2 settimane. La causa non è certa, ma pare sia provocata da punture di insetti o parassiti di animali domestici, soprattutto in estate, in soggetti sensibilizzati ad essi mediante precedenti punture: in pratica il soggetto sensibilizzato, tipicamente un bambino, risponderebbe alle punture in maniera esagerata, presentano le lesioni per lo più a livello degli arti inferiori o del tronco (la reazione sarebbe mediata da immunocomplessi: reazione allergica di 3° tipo). Negli anni il soggetto tende a diventare tollerante e quindi lo strofulo si riduce di intensità fino a sparire. Ad ogni episodio le lesioni possono passare da sole dopo 1-2 settimane, ma se necessario si possono utilizzare degli antistaminici per bocca per il prurito o repellenti per i parassiti in caso si sospetti una colonizzazione.

Strofulo (tratto da: http://www.dermatologialegale.it)

Strofulo (tratto da: http://www.dermatologialegale.it)

Attenzione a non confondere gli strofuli con la SCROFULA, che è invece una manifestazione cutanea della tubercolosi (infiltrato tubercolare sottocutaneo tendente alla colliquazione, che si trova in corrispondenza di un focolaio tubercolare osseo o linfoghiandolare)!

Nevo spilus

Posted in Dermatologia with tags , , , on 4 febbraio 2009 by atlantemedicina

Ieri in ambulatorio abbiamo visto un caso di Nevo Spilus (o Naevus Spilus o congenital Speckled Lentiginous Nevus).

//dermoscopic.blogspot.com)

Nevo spilus (tratto da http://dermoscopic.blogspot.com)

Questo curioso nevo si presenta come una macula ipercromica simile a una chiazza caffélatte ben demarcata, solitamente rotondeggiante o ovalare e di dimensioni nell’ordine dei centimetri di diametro. Tale macula che contiene, al suo interno, alcuni nei di pochi mm di diametro e di colore scuro.
La chiazza ipercromica è presente già alla nascita (si tratta di un nevo melanocitico congenito) ed è istologicamente simile alle comuni lentigo (lentiggini) ovvero è dovuta ad una semplice ipermelanosi dell’epidermide. I nei al suo interno compaiono successivamente e sono tipici nevi melanocitici giunzionali o composti.

Il nevo spilus è solitamente unico e si localizza frequentemente al tronco (sebbene si possa riscontrare in qualunque distretto corporeo).

Negli ultimi anni sono stati segnalati casi di evoluzione in melanoma: di conseguenza tale neo (come tutti i nevi congeniti) deve essere monitorato nel tempo.

Per approfondire vi segnalo una review (non free): 2007 – Vaidya DC – Nevus spilus.

Emangioma cavernoso

Posted in Dermatologia with tags on 30 ottobre 2008 by atlantemedicina
nostro repertorio)

Emangioma cavernoso, dettaglio (tratto da: nostro repertorio)

Gli emangiomi cavernosi sono neoplasie mesenchimali benigne costituite da capillari che tendono a svilupparsi nei primi 6 mesi di vita per poi regredire nel tempo. Solitamente si manifestano come tumefazioni ben delimitate ricoperte da cute normocromica (o bluastra o violacea) e con superficie liscia. Sedi preferenziali sono il volto e il collo.

Essendo lesioni autolimitanti non è necessario asportarle, a meno che non siano di dimensioni tali da compromettere la dinamica ematica o che non siano in sedi particolari (per esempio sulla palpebra, compromettendo la capacità visiva).
L’emangioma cavernoso è anche noto come fungo ematoide o tumore erettile pulsatile.

Verruche volgari

Posted in Dermatologia with tags , , on 7 ottobre 2008 by atlantemedicina

Nell’ambulatorio quotidiano può capitare di vedere lesioni come queste:

Mio repertorio)

Verruche volgari (tratto da: Nostro repertorio)

Si tratta di verruche volgari (o comuni), ovvero neoplasie benigne provocate dal papillomavirus umano (HPV), che infetta l’epitelio squamoso della cute mediante contatto. All’ispezione si possono rilevare macule ipercheratosiche soprattutto sulle mani, isolate o, come in questo caso, multiple. Tali lesioni tendono a regredire spontaneamente in 2-3 anni, ma, se molto inestetiche o se il paziente lo desidera, si possono trattare mediante cerotti a base di acido salicilico oppure con crioterapia con azoto liquido. Nei casi più severi e poco o nulla responsivi ai trattamenti conservativi, è necessario rivolgersi a dermatologi o chirurghi plastici in grado di cauterizzare o curettare le lesioni.

Nevo di Sutton

Posted in Dermatologia with tags , , , on 27 settembre 2008 by atlantemedicina

Vi è mai capitato di vedere un nevo apparentemente normale, ma circondato da un alone ipo/acromico?

Nevo di Sutton

Nevo di Sutton

Scommetto di si. Questo curioso fenomeno viene chiamato nevo di Sutton o leucoderma centrifugo acquisito: talvolta può capitare che i melanociti di un nevo vengano riconosciuti come anomali dal sistema immunitario e attaccati, (tipicamente durante l’adolescenza) provocandone la scomparsa, dalla periferia verso il centro. Visivamente si può quindi osservare la comparsa di un alone ipocromico attorno al nevo, con corrispondente riduzione delle sue dimensioni. Il nevo finisce per scomparire, sostituito da una macula ipocromica, che poi scompare a sua volta.
Si tratta di un processo del tutto privo di rischi, per cui non è necessario alcun intervento medico né tanto meno chirurgico.