Anemia di Fanconi

Anemia di Fanconi - Danni a carico del DNA

Anemia di Fanconi - Danni a carico del DNA

L’Anemia di Fanconi è una malattia genetica ad ereditarietà autosomica recessiva o X linked, caratterizzata da una incapacità di riparare i danni a carico del DNA con conseguente instabilità cromosomica (rotture e riarrangiamenti), in seguito all’esposizione a particolari sostanze. Tale condizione colpisce 3 bambini su un milione di nuovi nati all’anno, ed è più frequente nel sesso maschile (M:F 3:1). La frequenza dei portatori sani è stimata da 1/100 a 1/300; la genetica che ne è alla base è estremamente complessa (ad oggi sono noti 14 geni FANCA, FANCB, FANCC, BRCA2/FANCD1, FANCD2, FANCE, FANCF, FANCG, FANCI, FANCJ, FANCL, FANCM, FANCN, RAD51C, ma molti altri sono verosimilmente in causa e in corso di identificazione): tale variabilità genetica comporta una altrettanto vasta variabilità fenotipica.

L’Anemia di Fanconi si caratterizza principalmente per la presenza di alterazioni somatiche, suscettibilità a sviluppare tumori e insufficienza midollare progressiva. E’ quest’ultima caratteristica a rappresentare la fonte di principale morbilità e mortalità in questi soggetti, per la progressiva pancitopenia (anemia, piastrinopenia, leucopenia) che si manifesta entro la prima decade di vita, sebbene frequentemente tale fenomeno sia preceduto dall’insorgenza di una leucemia mieloide acuta o di una sindrome mielodisplastica. Questi soggetti tendono inoltre a sviluppare in epoca precoce carcinomi a cellule squamose a carico del distretto testa-collo e del tratto gastrointestinale o genitale.
Per quanto riguarda le alterazioni somatiche, presenti nel 60-75% dei pazienti, si possono rilevare alterazioni della pigmentazione cutanea (comprese le macchie caffélatte), bassa statura, anomalie del radio e del polso, alterazioni gonadiche nei maschi, microcefalia, anomalie oculari, difetti della struttura renale e cardiaca, basso peso alla nascita, ritardo di sviluppo, anomalie dell’orecchio e dell’udito alla nascita.

Il criterio diagnostico principale è rappresentato dalla fragilità cromosomica dopo esposizione ad agenti alchilanti quali il diepossibutano (DEB) o la mitomicina C: su questa caratteristica è basato il test diagnostico, che dovrebbe essere eseguito al momento della diagnosi anche sui genitori e sui fratelli del bambino affetto, insieme alla valutazione del genotipo HLA (la terapia di prima scelta in questi soggetti è infatti il trapianto di cellule staminali ematopoietiche). Qualora il test al DEB sia positivo, devono essere eseguiti test genetici per provare ad individuare la specifica mutazione in causa.

Per ulteriori info visitate il sito internet dell’Associazione Italiana per la ricerca sull’Anemia di Fanconi: http://www.airfa.it/index.php
e la pagina di Orphanet dedicata alla Fanconi: http://www.orpha.net/consor/cgi-bin/OC_Exp.php?Expert=84&lng=IT

Vi segnaliamo inoltre questo articolo in inglese:
2011 – Svahn J. – Fanconi anemia, learning from children

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