La Criptococcosi

Avete mai sentito parlare di Criptococcus Neoformans? Si tratta di un fungo saprofita ubiquitario nell’ambiente. Il criptococco (lettaralmente “germe nascosto”, in quanto visibile al microscopio solo mediante determinate colorazioni) provoca un’infezione detta Criptococcosi, solitamente rara nel mondo occidentale, ma che è tornata “di moda” negli ultimi vent’anni a causa del diffondersi dell’HIV. Il fungo infatti provoca normalmente infezioni asintomatiche, ma negli immunodepressi (per un’immunodeficienza o per trattamenti immunosoppressivi) può provocare infezioni molto serie, disseminate, talora letali.

Cryptococcus neoformans (fonte: Wikipedia)

Cryptococcus neoformans (fonte: Wikipedia)

Questo micete fu isolato per la prima volta intorno al 1895 dall’italiano Sanfelice. Oggi si sa che in base ai determinanti antigenici di superficie si possono distinguere 4 sierotipi di Criptococco (A, B, C, D): i tipi A e D possono essere raggruppati sotto la variante neoformans (C. Neoformans var. neoformans), mentre i tipi B e C sotto la variante gatti (C. Neoformans var. gattii). La variante comunemente causa delle infezioni umane è la neoformans, che si contrae per via inalatoria (il micete prolifera nelle feci degli uccelli, soprattutto piccioni, che sono ricche di creatinina), mentre la variante gattii è stata invece isolata nel tronco di alberi ad alto fusto quali gli eucalipti.

La via d’ingresso, come detto, è il polmone: le spore vengono inalate e raggiungono gli alveoli dove i macrofagi le fagocitano ed eliminano. Il Criptococco però ha caratteri di virulenza tali da permettergli spesso di resistere di fronte a questa prima linea di difesa. La sua capsula è infatti dotata di azione antifagocitaria ed è in grado di deprimere la risposta cellulo – mediata e quella umorale: per tali motivi al di là dell’organo interessato dall’infezione l’aspetto istologico delle lesioni è sempre lo stesso ovvero infiltrazione cellulare con formazione di granuloma. La diagnosi di criptococcosi polmonare si pone sulla base dell”isolamento del micete nell’espettorato, nel broncoaspirato o nel BAL tramite microscopio ottico (vi ricordo che questo micete è capsulato, ma la sua capsula si può evidenziare al microscopio ottico solo con la colorazione ad inchiostro di china). La coltura del campione può essere utile per la conferma diagnostica e per effettuare l’antimicoticogramma: le colonie del lievito in coltura si formano in 36-72 ore ed sono tipicamente color crema. La ricerca degli antigeni nel siero, invece, non è del tutto affidabile.

Ma se nell’immunocompetente l’infezione polmonare viene arginata, nell’immunodeficiente il lievito provoca una vera e propria polmonite e riesce a raggiunge il torrente ematico mediante il quale può diffondersi a svariati organi, ma in particolare a Sistema Nervoso Centrale, ghiandole surrenali e prostata. Lo spiccato tropismo per il SNC sembra essere dovuto alla abbondante presenza in questo tessuto di catecolamine, che fungono da substrato per l’enzima fungino fenolo-ossidasi. A livello del SNC il criptococco causa solitamente una meningite a liquor limpido con iperprotidorrachia, ipoglicorrachia, pleiocitosi linfomonocitica. La criptococcosi meningea colpisce il 6-10% dei pazienti affetti da AIDS (15-30% in Africa), specie se l’AIDS è avanzata (CD4 < 200/uL), ed è una causa comune di morte in questi soggetti: talora si manifesta con la sola cefalea, per cui è necessario procedere con la puntura lombare nei pazienti con AIDS conclamato in cui sia comparso questo sintomo. Il decorso senza trattamento è inevitabilemnte letale, ma anche nei casi migliori sono frequenti le sequele quali idrocefalo, sordità, atrofia ottica, paralisi dei nervi cranici. Più di rado l’infezione del SNC provoca encefalite, ascessi cerebrali o lesioni granulomatose pseudoneoplastiche (per questo si parla di neoformans!).

La terapia della criptococcosi si basa sugli antimicotici (fluconazolo in prima scelta, amfotericina nei casi gravi, eventualmente anche per via intratecale nelle infezioni del SNC) da assumere a lungo, ma il fattore prognostico più importante in questi casi è il controllo dell’immunodeficienza.

Per approfondire l’argomento potete scaricare questa bella review free:
1995 – Mitchell TG – Cryptococcosis in the era of AIDS–100 years after the discovery of Cryptococcus neoformans

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